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Quante umiliazioni per aver partorito in casa...

In un Paese, come è l'Italia, in cui la gravidanza ed il parto vengono 'gestiti' dal personale medico, Roberta decide di vivere in piena consapevolezza il parto della sua secondogenita partorendola in casa, con adeguata assistenza ostetrica, e di fare Lotus birth, non recidendo il cordone ombelicale. Il parto precipitoso le causa una lacerazione piuttosto profonda e per questo insieme all'ostetrica decidono, in piena serenità, di spostarsi in ospedale per la sutura. E lì si trova catapultata in un incubo. Allora c'è da chiedersi: dov'è il rispetto per la donna? dove sta l'autodeterminazione? ma anche, come viene stravolta la scienza medica da personale prepotente ed arrogante che, invece di prendersi cura della donna, la umilia e la distrugge?

Di seguito il racconto di Roberta.

Eccomi qui a raccontare, tra la confusione, ciò che ha trasformato il mio post parto in un incubo. Ho partorito Sophia molto velocemente e la mia vagina forse non ha avuto il tempo di distendersi adeguatamente, il taglio è netto, molto lungo, ma è in alto, anche in ospedale ci mettono 2 ore per arrivarci. Mi sento tranquilla, ma quando finiscono mi escono dei lacrimoni incontrollabili, avevo avuto paura e ripetevo continuamente a me stessa "non voglio morire, devo crescere le mie bambine,non posso morire adesso", l'ostetrica e mio marito mi rassicuravano molto, ma fisicamente ero molto debole per riappropriarmi della mia lucidità. C'era un'anestesista che mi ha tenuto la mano tutto il tempo, mi faceva tante domande, tra lo stupore e la curiosità, mi raccontava del suo parto, delle sue lacerazioni, è stata molto cara, ma poi il dottore cominciò col dire "ma lei di questi tempi va a partorire in casa? con un'ostetrica poi?" ...e rideva. Mi disse che mi avrebbe ricoverata e io risposi un no secco, che dovevo andare a casa dalla mia piccola, lui allora rispose "la porti qui, così la visitiamo e la ricoveriamo con lei", io dissi di no, che Sophia aveva ancora la placenta attaccata, al che lui sobbalzò e mi disse "ma lei è pazza, ma si muore col cordone non tagliato"..così sparì... e dopo ho capito che andò a telefonare alla polizia in quello stesso momento. Il tempo passava, mio marito e l'ostetrica cercavano di spiegare, litigavano. Mio marito poverino davvero ha sofferto come un cane, lui è straniero e sapeva che per il 99% era prima lui ad essere accusato... poichè da queste parti chi è straniero è considerato peggio di una pezza da piedi... addirittura anche la polizia pensava a riti wudu, o che vivessimo in baracche sotto ai ponti vicino all'ikea ...vabbè. Ma il tempo passava. Cominciavo a diventare irrequieta, perché avevo lasciato Sophia da sola, senza me, chiamavamo in continuazione a casa, mi dicevano stai tranquilla, Sophia ha sempre dormito, non piange, è calda, sta bene, stai tranquilla. Ma io continuavo a piangere, così alle 8 di sera l'ostetrica decide di tornare da Sophia e mi dice "se dobbiamo portarla in ospedale io devo tagliare il cordone", ma poi arriva una telefonata da casa... ci sono 10 polizziotti in casa nostra...così corrono subito lì, nel frattempo il quartiere si era allarmato ed erano tutti fuori casa nostra, pensando al peggio per qualcuno di noi. Fanno mille domande, cercano di capire che persone siamo, addirittura che livello culturale abbiamo! Si accertano che la bambina respira, ma nessuno si prende la responsabilità di comfermarlo, così chiamano il giudice per i minori, il quale invita a portarla in ospedale perchè il pediatra la vuole visitare, e se ci rifiutiamo lui aprirà un fascicolo che passerà poi agli assistenti sociali... e da lì comincerà tutta una trafila penale. A quel punto decidiamo di portarla in ospedale, ma fanno arrivare l'ambulanza e obbligano al trasporto in ospedale, ma almeno la lasciano nella sediolina insieme alla sua placenta. Sophia non ha mai pianto, ora è tra le mie braccia, mi sento tranquilla, entra una pediatra molto incuriosita, mi chiede scusa e mi dice "io non voglio rovinare tutto ciò che state facendo. Sento che per voi è importante, ma qui siete obbligati a tagliare il cordone", continua a chiedermi scusa... è mortificata. Poi arriva l'ostetrica dell'ospedale e improvvisamente sophia piange, le parlo e le dico che è ora di lasciare andare la sua placenta, mi fanno firmare, tagliano e io e Sophia piangiamo insieme... La porrtano nel nido, ma credo che la visita consistesse solo nell'accertarsi che questa bambina esistesse, in realtà tutti lì in ospedale avevano avuto il sospetto che l'avessi uccisa o cose del genere, specialmente quando dissi che aveva ancora il cordone attaccato... intanto io sono su una barella in una stanza, ho i punti ancora sanguinanti, ma neanche un assorbente, chiedo a mio marito, prima di andarsene col suo amico avvocato, di portarmi un tramezzino almeno dai distributori dell'h... poi vanno tutti via e la mia Sophia è sulla barella con me...per fortuna dormirà tutta la notte. Io sono mischiata nel sangue e nei dolori, faccio fatica a rigirarmi e per andare in bagno ci metto mezz'ora per cercare di non cascare....dal giorno seguente è stato un via vai di personale che mi guardava fuori dalla porta dicendo "è lei, è lei". Le infermiere, gli inservienti, quelli delle pulizie, tutti tutti sapevano e ognuno si sentiva in diritto di dire la sua, perchè ognuno era sicuro di essere nella ragione. Io ero quella che aveva rischiato. La pazza, con un pregresso cesareo... partorire in casa... la placenta sotto sale... addirittura mentre ero in bagno entrò un'infermiera per svuotare un catetere, ripetendomi sempre che avevo rischiato, che forse mi aveva obbligato mio marito che è musulmano (che cazzo c'entra mi dicevo!) e poi ogni giorno un ginecologo diverso che gonfiava il suo ego ridicolizzando tutto quanto...Solo l'infermiere che mi ha seguita in sala operatoria venne a svegliarmi il giorno dopo, rassicurandomi sul fatto che le lacerazioni avvengono pure in ospedale, dicendomi di stare tranquilla, perchè sono incidenti di percorso naturalissimi, poi mi chiese della placenta e che cosa ne avrei fatto, mi raccontò della sua tesi sul taglio del funicolo e sulle preparazioni che i romani ne facevano. Io devo dire sono sempre stata sicura di me e di ciò che abbiamo fatto io e la mia bambina, ho sempre dato risposte secche a tutti, mi sono così preparata in questi mesi e soprattutto ne ho compreso la necessita di nascere senza violenza, che non ho mai dato la possibilità a nessuno di sopraffarmi; le mie risposte erano chiare e inconfutabili, per cui prima o poi si zittivano, soprattutto quando toccavamo l'argomento soldi-convenienza. Ma avere così tante pressioni quotidiane ti sfianca tanto, ma proprio tanto...in più quando il corpo ha cominciato a cedere...lì si che ancora una volta ho pensato di poter morire..di lasciare le mie bimbe...di aver osato insomma un pò troppo e che forse questa era una specie di punizione..non so..credo veramente che il mio corpo si era indebolito troppo per sostenermi...in realtà a tutto ciò si era aggiunto il fatto che la mia famiglia, saputo della nascita, ha preso le sue distanze, nessuno è venuto a vedere la mia bambina, solo una sorella mandata in avamposto per riferire, ma si era trovata tra polizia, bimba senza mamma... quidi immaginate che sconvolgimento!l In ogni caso anche qui il loro ego è venuto prima del miracolo della vita, prima di eventuali problemi penali anche...addirittura mio fratello si chiede sconvolto come si possa partorire in casa nel 2012....l'altra sorella dice che stavolta ho esagerato... mò basta. Insomma si è creato un vortice intorno a questa nascita così aggrovigliato...che da una parte mi fa quasi sorridere...così tanto rumore per una nascita avvenuta poi nella grazia di Dio... ma dall'altra mi crea non poco scompiglio, perchè a nessuno è venuto in mente di chiedere "ma come hai partorito, è andato tutto bene?" cavolo! ma non è questo che conta?una nuova vita! ditemi com'è la procedura nei vostri paesi, nei vostri ospedali, perchè davvero qualcosa mi sfugge, dove ho sbagliato? certo qui siamo nel profondo sud, l'ospedale di Frattaminore è il primo in europa con l'80% di cesarei, la gente è chiusa, ma tutti, tutti, tutti hanno così terrore del parto, tanto da leggerlo come la cosa più pericolosa al mondo, addirittura un medico ha detto che se moriva mia figlia io passavo un guaio con la legge... una ginecologa mi ha detto "signora..ma per piacere, la placenta sotto sale, e intanto sempre in h è finita e adesso le faccio fare un emocromo, vuole vedere che ha bisogno di un'altra trasfusione! l'ospedale di Castellammare ha il 23%di bambini nati con problematiche legate al parto naturale, ma siamo impazziti"...insomma sembravo proprio l'aliena senza cervello da abbattere.. nei giorni seguenti il primario ci ha voluto conoscere e quasi quasi ci ha chiesto scusa... ma credo più per un fatto legato a possibili denunce che potrei fare a tutto l'h, la verità è che un sistema così ben organizzato, dove si gestisce pure la pipì di un paziente, ha trovato la mia presenza un vero e proprio elemento di disturbo, da annientare sul nascere proprio. Certo è che con queste prospettive bisogna solo andare via da qui, come potrei pensare ad un prossimo parto nelle condizioni in cui versa questo posto! ho bisogno delle vostre testimonianze, sui vostri paesi, gli ospedali, non è possibile che le cose debbano andare sempre così... mentre ognuno diceva la sua, a me venivano sempre in mente le parole di Giovanni Paolo II..."NON ABBIATE PAURA, APRITE I CONFINI DEGLI STATI, I SISTEMI ECONOMICI, COME QUELLI POLITICI, I VASTI CAMPI DI CULTURA, DI CIVILTA', DI SVILUPPO, NON ABBIATE PAURA"...e quanto è importante essere da quest'altra parte del fiume, dalla nostra parte, è importante testimoniare ed essere unite, così da diventare l'argine di questo mondo alterato, senza anima e così pieno di pregiudizi... che non sono altro che paure profonde inespresse...grazie a tutte voi di leggermi e di lasciarmi una vostra testimonianza.

Roberta

Racconti di parto

Pomeriggio del 22 Agosto, faccio un paio d'ore di sonno, dovrei
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[...]Ora, a distanza di qualche tempo, ripensando a quanto quest’esperienza di parto sia stata per me bella, intensa e gratificante, penso sia importante far sapere a tutte le donne che il parto naturale dopo cesareo è una possibilità reale, a condizione di credere in se stesse e di farsi assistere da persone che ci credano a loro volta, e che più in generale esiste un’alternativa al parto medicalizzato.[...]

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Ho faticato a finire questo racconto che in teoria avrebbe dovuto essere breve e semplice.

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[...] Ora che sono a letto voglio il mio bambino: è splendido! Lo guardo, tocco, annuso...è perfetto, piccolo e magro, ma perfetto!
Mi sento invasa da una gioia immensa!
Paolo è con me, mi bacia e abbraccia, sei stata bravissima mi dice: lo guardo negli occhi e capisco che è orgoglioso di me.

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Ed eccomi qui a raccontarvi della nascita della mia Virginia, sarà un racconto molto lungo perciò vi consiglio di mettervi comode con una bella tazza di caffè…

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[...]Mi portano in sala operatoria e mi fanno la spinale, tra l'altro l'anestesista che non era lo stesso che mi aveva rifiutato l'epidurale si lamenta del fatto che non stavo ferma.. ma chi ci riusciva con contrazioni così forti e così ravvicinate?? Finalmente riescono a farmi l'anestesia e dopo 10 minuti di ravanamento sento un UEE e il mio piccolo Lorenzo viene alla luce. Guardo l'orologio sono le 5.20. Lo lavano e me lo mettono vicino per un momento dicendo saluta la mamma e poi lo portano fuori da mio marito.

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[...]Io sono in estasi con mia figlia in braccio e mio marito vicino e riesco solo a pensare che è stato una meraviglia

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Eccomi qui, con lo stomaco stretto di emozione e le lacrime che premono per uscire: per la prima volta inizio a scrivere il nostro cesareo..

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[...] Che liberazione, che sollievo, che meraviglia! E di colpo fine di tutti i dolori immensi provati fino a quel momento!
Eccola la mia cucciolina… sta benissimo, apgar 10, tutta bagnata me la posano sulla pancia, facendomi alzare e sedere (finalmente fa la sua funzione) sullo sgabello olandese.

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So che la lunga "preparazione" a questo parto è cominciata il giorno del compleanno di Eleonora, il 21 aprile: le prime 2 contrazioni dolorose, di schiena... a partire da quel momento è stata una danza continua, un avvicendarsi di alti e bassi, di sbalzi di umore, ansie, incertezze e impazienza.

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[...] Dal mio “diario” personale – maggio 2006:
“Non so che giorno è… ormai è maggio e domani sono 2 settimane che è nata Eleonora (era il 21 aprile).

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[...]La finestra è illuminata dalla luce della luna piena e io mi metto con la schiena rivolta alla luna e sono carponi ora.
Incominicio a parlare con la mia bambina, sento che non posso andare avanti molto, le forze si stanno esaurendo, sono stanca e voglio averla tra le braccia…

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La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa…
Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino…

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[...] Quando finalmente esce tutto il resto del corpo, la liberazione è totale, il piccolo atterra dolcemente sul fondo della piscinetta, ma solo per un secondo, perché subito lo prendo con le mie mani, il momento che ho sempre sognato di questo parto, che ho sempre desiderato, e che finalmente si avvera... Lo tiro su, è nato, è nato! Ancora non ci credo, lo abbraccio e guardo... “È una femmina, è Maia!”

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Ricordo il mio parto come si ricorda un sogno, immerso in un'atmosfera magica e unica, difficile da descrivere e da raccontare. Adesso che la nostra piccola Vera è qui con noi, e che ha quasi due mesi, ripenso spesso a quella notte speciale, e ho quasi nostalgia di quei momenti!

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Articoli

Una mamma chiede:

Mi piacerebbe capire come mai spesso le ostetriche dicono quando spingere, cioè danno istruzioni. Qual è il motivo per il quale non si favorisce la spinta volontaria?

 

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CHE SIGNIFICATO POSSONO AVERE LE PERDITE EMATICHE IN TRAVAGLIO? 

 

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Innanzi tutto, occorre informarsi su tutte le opzioni disponibili per il parto, poiché esistono modi diversi di prendersi cura di madre e bambino durante il travaglio e il parto. Le attenzioni migliori per mamme e bimbi vengono definite “Mother friendly (amiche della mamma)”.

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