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Virginia: la sua nascita a casa e la mia rinascita

IL VBAC DI ANNA

Ed eccomi qui a raccontarvi della nascita della mia Virginia, sarà un racconto molto lungo perciò vi consiglio di mettervi comode con una bella tazza di caffè…

Prima di raccontare l’esperienza più completa, bella, estasiante e adrenalinica della mia vita devo fare una premessa…

Dopo la nascita del mio primo figlio Lorenzo avvenuta con parto cesareo, mi sono sentita per molto tempo come un contenitore dal quale era stato soltanto estratto il prodotto.. non mi capacitavo di come era terminata la mia gravidanza in tutto e per tutto fisiologica e senza complicazioni e faticavo perfino a chiamare parto quella che per me fin da subito era stata soltanto un’operazione chirurgica con la quale era sì venuto al mondo mio figlio ma che aveva lasciato una cicatrice indelebile sul mio corpo ma soprattutto sulla mia anima.

Le persone che mi circondavano non riuscivano a capire il perché non fossi soddisfatta, in fondo avevo potuto avere mio figlio senza soffrire per chissà quanto tempo (a parte le ore sofferte per il travaglio indotto), non avevo provato il dolore dovuto all’espulsione del bambino e soprattutto avevo avuto un bambino sano e bello, quindi perché mi lamentavo?? Era inutile cercare di fare capire il senso di insoddisfazione che quel dannato bisturi mi aveva lasciato dentro, di come mi sentivo a metà e derubata di una parte della mia gravidanza.. vi era stato un principio, un continuo ma dov’era la fine?? tutte le mie amiche e parenti ce l’avevano fatta, perché io non ci ero riuscita?? dove avevo sbagliato??

E’ così che è nato in me il desiderio di informarmi più dettagliatamente sulle dinamiche della gravidanza e del parto, di capire se quello che avevo vissuto era cosa comune e soprattutto cercavo donne che avevano provato le mie stesse sensazioni in seguito all’esperienza di un taglio cesareo, avevo bisogno di confrontarmi e di affrontare i miei demoni interni. Giungo così al forum più completo e corretto che ci sia e con un nome che mai poteva essere più azzeccato “parto naturale”; da subito mi sento accolta, sostenuta e capita da donne che nemmeno conoscevo di persona, mi comprendevano persino meglio della mia famiglia ed insieme a loro è cominciato il mio percorso di guarigione interna che si è concluso solo con la nascita in casa della mia seconda figlia.

Ed arriviamo alla mia seconda gravidanza…

Decido da subito che le cose dovranno andare diversamente, che non sono disposta ad accettare un altro taglio cesareo e soprattutto voglio che questa bambina nasca con un parto più naturale possibile. Non valuto da subito il parto in casa perché almeno all’inizio mi bastava avere l’opportunità di partorire per via vaginale ed onestamente il dove poco importava. Riduco fin dall’inizio le visite ginecologiche al minimo indispensabile e faccio le 3 canoniche raccomandate dal servizio sanitario nazionale più un’altra dovuta al fatto che la morfologica non mi era stata praticata dal mio ginecologo ma da un altro medico perché ero in vacanza in Puglia e lui al mio ritorno ha preferito controllare di persona il lavoro svolto dal collega. Anche i vari esami del sangue e dell’urine vengono ridotti drasticamente rispetto alla prima gravidanza e cerco fin dal principio di entrare in contatto con la bambina che porto in grembo. Ammetto che rispetto alla prima gravidanza, non riesco a dedicarmi a lei totalmente come avrei voluto troppo presa dal mio primo figlio e dalle tante cose da fare. Fin dall’inizio grazie alle tante informazioni divulgate sul forum trovo l’ostetrica che mi accompagnerà durante la mia gravidanza e dopo averle parlato all’incontro conoscitivo decido che sì è lei la persona giusta per me!! Purtroppo Virginia (questo è il nome della mia ostetrica) non fa accompagnamento in ospedale ma solo parti in casa ma questa volta, sentita la mia esperienza precedente, decide di fare uno strappo alla sua regola e se lo vorrò è disposta ad accompagnarmi in ospedale e ad assistermi. Ho la dpp il 19/12/2010 che combinazione coincide con il terzo compleanno del mio primo figlio Lorenzo, ci scherziamo un po’ su e dal mese di settembre cominciano le sue visite a domicilio con cadenza mensile. Ad ogni visita ho sempre l’impressione di fare una bella chiacchierata tra amiche più che una visita ostetrica vera e propria, ridendo e scherzando lei mi visita con tatto e delicatezza e cosa che mi riempie di gioia è l’enorme rispetto che mostra di avere nei miei confronti e della piccola perché prima di ogni sua iniziativa sulla sottoscritta chiede il permesso e mi anticipa cosa farà. Questa delicatezza e questa empatia non l’ho mai trovata, neanche con il mio ginecologo che durante l’ecografie di routine pensa soltanto ad impiegare il minor tempo possibile e di sicuro non si cura di chiedere il permesso neanche per varcare il più intimo dei posti per fare la visita interna. Comincio a pensare al parto in casa e tra ottobre e novembre telefono alla mia ostetrica accennandole la mia idea, lei piuttosto stupita mi risponde che non se lo aspettava e che ne avremmo parlato al prossimo incontro. Il tempo passa e mi rendo conto che il modello medico è sempre più lontano dal mio modo di vivere la gravidanza e dal mio sogno di parto indisturbato, tutto parla di tempi e protocolli ed io non mi sento a mio agio, neppure dopo aver contattato gli ospedali telefonicamente per vedere quale fosse il più adatto alle mie esigenze e soprattutto quale di essi accettava di far fare un travaglio indisturbato con i suoi tempi ad una precesareizzata. Trovo che il più adatto alle mie esigenze è il S. Croce di Moncalieri e molte donne precesareizzate come me ne parlano anche piuttosto bene. Decido di andare a visitarlo ma l’ostetrica con la quale ho parlato al telefono mi anticipa che per farlo devo recarmi da loro a fare il bilancio di salute e che in quel caso non avrei potuto più cambiare ospedale. Trovo che questa cosa sia assurda ma volevo visitarlo e così fisso l’appuntamento per il BDS. Nel frattempo ho modo di rivedere la mia ostetrica e parlarle a quattr’occhi del parto in casa ma purtroppo per me e per gran gioia di mio marito, (che non era affatto d’accordo), non è disponibile nel periodo in cui dovrò partorire perché non ha la seconda ostetrica e così piuttosto amareggiata accantono l’idea e spero che l’ospedale che andrò a visitare sia conforme alle mie idee. Le faccio comunque presente che se trovasse una seconda ostetrica io sono disponibile seduta stante a fare il parto in casa, rimaniamo d’accordo così ed il discorso si chiude… non mi sembra di avere molte speranze ma mi ha lasciato comunque una porta aperta. A 38 settimane vado a fare il bilancio di salute al S. Croce, non vedo medici ma soltanto ostetriche ed anche il reparto mi sembra piccolo ed accogliente ma qualcosa stona… sarà il vedere tutti quei bambini in lacrime nelle cullette di vetro spinte dalle loro madri, sarà il fatto che ci tenevo tanto al parto in casa o più semplicemente è il vedere la poca considerazione ed il rifiuto dell’ostetrica a firmare, per presa visione, il piano del parto che avevo portato con me. Mi fa firmare un sacco di fogli e me ne dà uno con cui mi fissa il primo monitoraggio a 40 settimane (che non ho fatto) ed in cui c’è scritto che i monitoraggi si cominciano alla 41° settimana perché prima sono inutili e creano falsi positivi alterando il vero risultato del monitoraggio… ma allora perché con me vogliono cominciare alla 40° settimana? Ah già sono un pregresso taglio cesareo, ma la mia non doveva essere considerata una gravidanza fisiologica? E soprattutto.. non creerà comunque falsi allarmismi? Va beh! Non ho altra scelta abbozzo, sorrido, firmo, saluto e me ne vado.
Qualche giorno dopo incontro la mia ostetrica che mi chiede come fosse andato il BDS le rispondo bene ma non le nascondo le mie perplessità e termino il discorso dicendo che è pur sempre un ospedale, al ché lei mi da la notizia più bella che potesse darmi… sapendo del mio desiderio di parto in casa era riuscita a trovare la seconda ostetrica urrà!!!. Cambio i miei programmi immediatamente e comincia anche per la seconda ostetrica che ancora non conoscevo la reperibilità, dopo qualche giorno mi viene presentata Cristina che quando sarà il momento affiancherà Virginia per far nascere la mia piccolina in casa!! Durante le settimane in cui avevo perso le speranze per il parto in casa avevo affrontato parecchie volte il discorso con mio marito del perché non volesse e lui mi aveva sempre risposto che a parte la paura che potesse succedere qualcosa il problema era che non si poteva fare perché mancava la seconda ostetrica. Quando Virginia ci ha annunciato che l’aveva trovata non poteva più nascondersi dietro questa scusa e così suo malgrado ha dovuto accettare il mio desiderio di parto in casa ed ha incominciato ad informarsi più dettagliatamente; mi ha aiutato ad organizzarlo fin nei minimi dettagli ed era lui che mi procurava tutto l’occorrente per il grande giorno. Nessuno sa niente di questa decisione a parte noi e le ostetriche ed è bello occuparsi in gran segreto della preparazione del nido. Sono convinta che la mia piccolina (come è stato per il fratellino) nascerà prima della dpp ma mi sbaglio alla grande ed una volta superato il 19 dicembre incomincio inconsciamente ad essere sempre più in ansia ed a non vedere l’ora di vivere l’esperienza che per tanto tempo ho sognato. Passa tutta la settimana successiva e mi ripeto che devo lasciarmi andare e mettere un bavaglio alla ragione in favore dell’istinto se voglio che si avvii il processo del mio travaglio.

Finalmente arriviamo al fatidico giorno anzi notte…

La sera del 26 dicembre (41 settimane esatte) mi sento particolarmente stanca, in queste feste non mi sono risparmiata granché presa com’ero a far sì che l’ultimo Natale da figlio unico fosse, per Lorenzo, il più bello possibile ed inoltre sento il bisogno di isolarmi come mi succede da una settimana a questa parte. Mia madre mentre mi saluta dice che ho uno sguardo strano ed ignorando la sua frase che mi procurerebbe soltanto altre ansie inutili me ne vado ed una volta a casa mi metto a letto prima del solito. Mi addormento come un sasso per risvegliarmi a mezzanotte in punto con un gran senso di nausea che mi costringe a correre in bagno a vomitare… lì per lì penso che si stia muovendo qualcosa ma ci vuole poco a capire che ho beccato una bella influenza intestinale, infatti, allo scadere di quasi ogni ora sono in bagno a vomitare ormai solo succhi gastrici. Dopo la terza volta insieme al vomito comincio a sentire le prime contrazioni, non sono molto forti e soprattutto sono distanziate almeno di 10 minuti e dopo un’ora alle 3.30 decido di chiamare l’ostetrica ed avvisarla che forse qualcosa si sta muovendo. Naturalmente non ho mai smesso di vomitare e mi sento spossata. Virginia messa al corrente di tutto (influenza intestinale e contrazioni) mi suggerisce di farmi un bel bagno caldo per vedere se le contrazioni continuano e di ritelefonarle dopo un’ora per aggiornarla sull’evolversi della situazione. Seguo il suo consiglio e mi faccio preparare la vasca da mio marito, appena m’immergo nell’acqua calda, le contrazioni non solo continuano ma aumentano d’intensità e frequenza. Dico a mio marito di portare Lorenzo da mia madre perché ho paura che possa svegliarsi e volere la mamma ed io onestamente non mi sento in grado di accudirlo; una volta fuori casa mio figlio posso rilassarmi e le contrazioni mi sembra aumentino, telefono a Virginia che suggerisce a mio marito di prepararmi un po’ di coca cola per reintegrare i sali minerali persi e ci informa che sta partendo. In casa mia non beviamo coca cola e naturalmente non ne abbiamo, allora mio marito va in cantina e trova un chinotto (scaduto) e me lo versa in un bicchiere… (era un po’ in panico, soprattutto perché era solo e non c’era ancora l’ostetrica) ne bevo un sorso ma non riesco a smettere di vomitare nonostante gli spasmi all’intestino si siano un po’ calmati da quando sono in vasca. Dopo aver messo a letto mio figlio, mia madre ignorando il mio desiderio di stare sola con le ostetriche e mio marito, sale a casa mia (abitiamo una sopra l’altra) e nonostante il mio consiglio di tornarsene a casa, vuole restare fino alla fine (lei pensa ancora che farò solo il travaglio a casa). Le contrazioni si susseguono, ad ogni onda (ho pensato così ad ogni contrazione come suggeriva Ina May) mi faceva bene galleggiare in vasca puntando i piedi sul sedile dalla parte della doccia (ho una vasca idromassaggio che fa anche da doccia) e lasciando morbido tutto il resto del corpo; sento che così la contrazione è meno dolorosa e soprattutto è sopportabilissima (non come quelle indotte del mio primo figlio). Non so quanto tempo passi tra una e l’altra, è mio marito che ogni tanto mi dice che tra l’ultima e la precedente sono passati “solo” 3 o 4 minuti. Sono circa le 6.00 e finalmente per la tranquillità di mio marito arriva Virginia (non ricordo se fosse già accompagnata da Cristina) con due borsoni di roba e preso atto del mio stato scrive una serie di cose che Paolo deve andare a prendere in farmacia per la mia influenza intestinale. Cominciano a far scaldare nel forno da mio marito i teli che avevo preparato e mi visitano per la prima volta annunciandomi che la bambina è scesa e sembra che tutto possa evolversi molto velocemente.. seeeeee!!! Vedo Virginia che mette qualcosa nella vasca, non so bene cosa sia, forse essenze ed ogni tanto cerca di farmi bere per reintegrare i liquidi che stavo perdendo… Sono solo all’inizio e questi non sono che i prodomi di travaglio (in fondo è come se fosse il primo figlio per me), non urlo e cerco di concentrarmi su ogni contrazione, ricordo che appena una era finita sorridevo e dicevo: “come sto bene, è una goduria!!!”. Sento da subito l’esigenza di spingere perché la mia piccola spinge sul retto ed il ricordo più brutto che ho del mio travaglio è il desiderio di voler spingere ed il non poterlo fare perché non sono che all’inizio e non c’è la dilatazione. Provo più volte ad andare di corpo ma non ci riesco. Paolo, che non mi aveva assicurato la sua presenza anzi mi aveva sempre detto che si sarebbe defilato e mi avrebbe lasciato nelle mani esperte delle ostetriche, è una presenza costante anche perché appena si allontana sento io il bisogno di vederlo e chiedo di lui alle ostetriche. Resto sola in vasca con accanto soltanto mia madre ed è in questo preciso momento che le annuncio che la bambina nascerà a casa… vedo il suo viso tra lo scioccato ed il sorpreso ma non proferisce parola, abbozza e continua a volermi restare vicina. Non so bene quanto tempo sia passato, quando sento Virginia che mi annuncia che lei e Cristina devono andarsene perché Elisa (Beatrice sul forum di parto naturale) ha cominciato ad avere contrazioni e considerando che sta a Biella è meglio andarla a controllare, in fondo i miei sono solo prodomi e potrebbe volerci chissà quanto e comunque contano di tornare dopo essere andate a visitare Elisa. Considerando che ho l’influenza intestinale decidono di farmi affiancare da un’altra ostetrica, che non avevo mai visto prima, di nome Valérie, lei le sostituirà fino a quando non torneranno (non torneranno più e mia figlia nascerà con Valérie). Aspetteranno il suo arrivo e poi se ne andranno, lì per lì ne prendo semplicemente atto anche perché non sono in grado di fare ragionamenti ma un pensiero a quanto ci avevamo scherzato sul forum io ed Elisa mi viene e fra me e me penso che non potevamo metterci più d’accordo di così!! In tutte le ore che seguono sono amorevolmente accudita da entrambe che provvedono a scadenze regolari a darmi fermenti lattici per l’intestino, integratori di sali minerali come il polase e a massaggiarmi come potevano; facevo regolarmente da spola tra la vasca da bagno e la camera da letto dove trovavo che la posizione più adatta a me e che mi faceva sentire meno dolore era carponi sul letto. Tra me e me penso che è incredibile… pensavo di sentire molto più dolore mentre quello che più mi fa male è l’intestino a causa dell’influenza intestinale e tutto il resto è sopportabile e sembra quasi non superi mai la mia soglia di dolore. Sono circa le 14.00 e Valérie arriva a casa mia, le mie ostetriche mi visitano per l’ultima volta trovando il mio collo dell’utero in fase di centralizzazione e mi salutano dicendomi che sarebbero tornate prima possibile. Mio marito le cucina un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino come aveva fatto per Virginia e Cristina e la fa accomodare. Con quest’ostetrica il feeling è immediato, la sento molto vicina al mio modo di essere e la trovo molto dolce ed amorevole, mi accarezza la schiena quando sento la contrazione e cerca di sostenermi al massimo; ogni volta che ho sentito di non farcela più e l’ho verbalizzato lei mi ha sempre infuso coraggio e forza, insomma non potevo essere più fortunata ad essere stata affidata ad un’ostetrica tanto brava e preparata…come dire: “nella sfortuna mi era andata bene, anzi benissimo”. Ormai non ce la faccio davvero più e sono ore che non vengo visitata e quindi non so neanche a che punto io stia, prego Valérie di visitarmi ma lei con una scusa e con un’altra rimanda la visita di volta in volta dicendomi che mi visiterà alle 19.00. Onestamente questo un po’ mi disturba, io voglio sapere a che punto sto… e così prego che passi presto il tempo fino all’ora dettami da lei, mi fido delle sue parole ed abbozzo, in fondo sa quello che fa. Dopo ogni contrazione sorrido sempre come all’inizio e continuo a sentirmi in una specie di paradiso, non so ogni quanto mi vengono ma ormai sono piuttosto ravvicinate e dolorose ma sempre sopportabili. Continuo la mia processione tra bagno e camera da letto dove provo anche ad accucciarmi a mò di ranocchia tenendomi al lettino del mio primo figlio, oppure sul letto a quattro zampe dove Valérie mi da suggerimenti per vivere al meglio la contrazione successiva. Trovo che riesco a vivere meglio le contrazioni nella vasca da bagno e ci rientro per l’ennesima volta. Finalmente arrivano le 19.00 e come promesso la mia ostetrica mi visita e mi annuncia che ho 3 cm. di dilatazione e sono ufficialmente in travaglio… evviva!!! Sono contentissima e sentire queste parole mi da ulteriori energie e tanta carica psichica e fisica, sorrido e continuo a vivere ed accettare le contrazioni senza contrastarle ma cercando al mio meglio di accompagnarle. Penso che ognuna di loro è una in meno che mi separa dalla mia piccolina e noto con piacere che tutte seguono lo stesso schema… arrivano, raggiungono il picco e piano piano scemano, completamente differenti da quelle indotte che ricordavo. In tutto questo tempo sento che ogni tanto dalla cucina Valérie aggiorna Virginia sulla mia situazione e questo mi fa sentire seppur in lontananza supportata anche dalle ostetriche che dovevano seguirmi. Valérie provvede a darmi a cadenze regolari i fermenti lattici per il mio intestino ed un po’ di polase, riesco persino a mangiare un cucchiaio di riso in bianc preparatomi da mia madre e mi sembra di stare meglio. Intorno alle 19.30 e le 19.45 mentre Valérie era in cucina ed io in camera con mio marito, rompo le membrane e quasi inondo Paolo che subito chiama l’ostetrica; appena arriva sento che dice che sono un po’ tinte ma nello stato in cui ero ne prendo atto senza spaventarmi. Ormai non c’è molta pausa tra una contrazione e l’altra ma stranamente quel poco tempo di rilassamento basta a rigenerarmi ed a darmi la forza necessaria per l’onda successiva. Sento sempre l’esigenza di spingere e lascio che il mio corpo faccia quello che sente senza ostacolarlo; Valérie mi suggerisce di rilassare le gambe e trovo che il modo più semplice per farlo sia attaccarmi al collo di qualcuno (quasi sempre di mio marito) sollevare le gambe e restare appesa a peso morto fino alla fine della contrazione… ormai non riesco neanche più a parlare ed ad ogni contrazione chiamo a me la persona a cui aggrapparmi con un cenno della mano. Continuo con questo schema: contrazione, cenno della mano, attacco al collo, sollevamento gambe fino alla fine della contrazione, rilassamento per qualche secondo e riprendo da capo… Alla visita successiva alle 20.45 sono completamente dilatata, sgrano gli occhi a questa affermazione e me ne meraviglio, non pensavo ci volesse così poco tempo.. per me non era passato più di un quarto d’ora dalla rottura delle acque (solo successivamente mi verranno detti i tempi impiegati). Valérie è ancora sola e dopo aver parlato con Virginia che non poteva tornare perché Elisa era nel pieno del suo travaglio, decide di prendere in mano la situazione e telefona a Grazia una ginecologa che ogni tanto le aiuta nei parti in casa. Di tutto questo io non sento niente perché sono totalmente su un altro mondo e neanche l’arrivo di Grazia mi distoglie dal mio compito e continuo a restare concentrata. Quando entra in camera mi sembra di averle sorriso senza neppure vederla e prendendo semplicemente atto della sua presenza continuando a spingere attaccata al lettino di mio figlio accucciandomi a terra come una rana. Questa posizione non mi piace, sento che non mi aiuta e così mi metto carponi sul letto spingendo ad ogni contrazione piegando il busto in avanti ed affondando il viso sui tanti cuscini preparati per me da Valérie; sento che ormai non manca molto ed ad ogni contrazione sento l’esigenza di urlare, la voce mi aiuta a gestire meglio la situazione. Durante una di queste contrazioni che ormai si susseguono senza pausa, mio marito si avvicina al mio viso e mi dice: “Amore ho deciso, la chiamiamo Virginia, come volevi tu!!”. Mi viene da sorridergli ma non faccio in tempo perché ecco un’altra onda a prendermi e portarmi sempre più in alto. Sento Grazia (la ginecologa) sgridare educatamente mia madre dicendole che se vuole starmi accanto non deve farlo con quella faccia impaurita e scioccata e forse è meglio se esce dalla camera perché così non è d’aiuto né a loro né a me, lei le risponde che no vuole restare e cerca di assumere un atteggiamento differente. Naturalmente io non vedo niente e a malapena riesco a sentire le loro voci. Passa ancora un po’ di tempo e non so quante contrazioni quando sento l’ostetrica dire che vede la testa… mio marito e mia madre si sporgono ed anche loro vedono un ciuffo di capelli scuri e bagnati spuntare… questo mi dà forza e le energie che credevo ormai esaurite, si rinvigoriscono e mi aiutano nell’ultima fase del mio travaglio. Valérie mi dice che alla prossima contrazione la testa uscirà e di non pensare solo a spingere ma di soffiare fuori la mia bambina… in pratica durante la contrazione devo soffiare come se gonfiassi un palloncino ed accompagnare l’uscita della testa di Virginia. La prossima contrazione arriva e faccio esattamente come mi è stato detto.. sembra che stia gonfiando una mini mongolfiera per quanta aria soffio fuori… ok la testa è fuori!! Altra contrazione, soffio e sguscia fuori anche il corpicino della mia bambina. Che strano… ho avuto come l’impressione che sia uscita tutta insieme e non prima la testa e poi il corpo… Sono le 22.30 del 27 dicembre 2010 e la mia piccola viene al mondo!! Vedo una lacrima spuntare negli occhi di mio marito e di mia madre e la piccina mi viene subito passata tra le gambe (ero carponi) e mi ritrovo persa nel suo sguardo sapiente, non piange neanche, mi sembra così felice!!! Valérie provvede a massaggiarla delicatamente dietro la schiena per liberarla del muco in eccesso ed ecco che sento la sua vocina ed il suo pianto così delicato. Viene avvolta in panni caldi e finalmente eccola tra le mie braccia. È così bella, piccola e delicata che mi sento un po’ goffa nel tenerla in braccio e quanto sono profondi i suoi occhi, sembra sappiano cose che nessuno sa. L’amore per lei è immediato e sento di aver fatto la cosa giusta a donarle una nascita così indisturbata a casa… in ospedale per quanto naturale poteva essere non sarebbe mai stata così. La mia dolce fatina non viene né lavata, né pesata o misurata e non è oggetto di nessuna delle barbare pratiche ospedaliere, è solo lì avvolta dal caldo abbraccio materno che contempla il nuovo mondo. Siamo entrambe sospese in una sorta di limbo e tutto quello che ci sta intorno passa in secondo piano, persino le voci mi arrivano ovattate e non riesco a staccare gli occhi da tanta meraviglia. Non avrei mai pensato di poter donare la vita con così tanto trasporto e convinzione (soprattutto dopo l’esperienza del mio primo figlio) ma ce l’avevo fatta e la visione della mia piccola mi ripagava da tutto quello che avevo vissuto nelle ore precedenti. Tutto era sparito, dolore, fatica e persino l’influenza intestinale, restava solo l’immensa gioia di avere tra le braccia un fagottino di poco più di tre chili. Dopo quasi un’ora e mezza eravamo ancora lì a contemplarci e conoscerci, con accanto il papà che per tutto il tempo è stato testimone del legame indissolubile che si crea tra la mamma ed il suo bambino subito dopo la nascita e soprattutto quando questo non viene disturbato da interventi esterni non richiesti, quando sento Valérie dirmi che dovevamo concludere la nascita perché mancava ancora la placenta. Vado in bagno con una piccola carovana al seguito, io con Virginia tra le braccia, Grazia che mi teneva una specie di pannolone in mezzo alle gambe e Paolo; aspettiamo un po’ ma la placenta non ne vuole sapere ed allora entra Valérie che mi dice scherzando: “dopo tutta questa fatica non vorrai mica andare in ospedale per farla nascere vero??” ed io le rispondo scherzandoci su che in fondo non dovrebbe essere così difficile farla nascere perché non ha le ossa!! al che mi concentro e dopo pochi minuti ecco che sento come un palloncino scendermi in mezzo alle gambe e finalmente alle 24.10 si conclude la nascita della mia piccolina con la nascita della sua sorellina placenta. Con Virginia (l’ostetrica) avevamo parlato di lasciare attaccata la placenta per 24 ore ma ora che ho la mia piccina tra le braccia sento che per rendere perfetto il suo ingresso in questo mondo devo donarle il massimo possibile e così cambio subito idea e decido di donarle una nascita lotus. Ne parlo con mio marito e con l’ostetrica e subito Paolo provvede a procurarsi una borsa di tela per la placenta appena uscita. Mio marito non conosce la nascita lotus ma si fida di me e dopo questa bellissima esperienza mi appoggia senza remore, così dopo essere tornati tutti in camera Valérie e Grazia pongono la placenta nella sacca dopo averla visitata (per vedere che fosse integra), salata ed avvolta in teli puliti. La placenta ha davvero un aspetto interessante ed emana un non so che di magico, persino mia madre (che è un tipo impressionabile) ha voluto vederla prima che l’avvolgessero nei teli. Con la mia piccolina tra le braccia vengo invitata a stendermi sul letto per essere visitata e per vedere che tutto fosse a posto e con mia immensa gioia scopro di non essermi lacerata neanche un po’ e di non necessitare di alcun punto. Valérie provvede a tirare fuori dal congelatore uno degli assorbenti che avevo preparato e aggiungendolo ad un altro pannolino nelle mutandine a rete mi sistema per la notte. Finalmente si possono tutti rilassare e mio marito le invita in cucina per dare il via ai festeggiamenti.. tira fuori la bottiglia di spumante dal frigo ma decidono di aspettare l’arrivo di Virginia e Cristina per poter festeggiare tutte assieme. Io personalmente preferisco restare in camera da letto a godermi da sola la mia cucciolina ed in fondo considerando che ho l’intestino irritato non è il caso di bere spumante. Virginia e Cristina arrivano intorno alle 2.30, sento mio marito stappare lo spumante e brindare con le 3 ostetriche, la ginecologa e mia madre. Passa circa un’ora e mentre sussurro parole dolci alla mia piccolina e me la strapazzo di coccole piena d’amore e d’ammirazione per quell’esserino stupendo che ero riuscita a mettere al mondo le ostetriche e la ginecologa entrano in camera da letto per salutare me e Virginia, augurarci una buona notte anzi buon giorno e dopo essersi congedate anche da Paolo, uscire da casa nostra. Finalmente anche mio marito può rilassarsi e riposarsi, ci raggiunge nel lettone e dopo aver ammirato la nostra piccolina con sguardo incantato, si addormenta di un sonno profondo e ristoratore. Io dal mio canto invece, passo la notte quasi in dormiveglia perché ero ancora piena di adrenalina e non riuscivo a prendere sonno per l’eccitazione che ancora avevo in corpo.

I primi giorni e la nascita lotus…

Nei giorni seguenti le ostetriche ci vengono a trovare a turno, prendendosi amorevolmente cura di me, di Virginia e della sua placenta. Nonostante il parto estatico non mancano le prime difficoltà… io lamento un po’ di bruciore in vagina soprattutto quando urino e visitandomi si accorgono di due piccole escoriazioni sulle piccole labbra dovute al parto, mi consigliano di metterci un po’ di yogurt bianco senza zucchero ma nei giorni che seguono la situazione non migliora, in più Virginia è molto sonnolenta e fatica ad attaccarsi al seno e nei giorni che seguono ha un calo fisiologico di circa 300 g. Così per il mio problema mi viene consigliata la crema alla calendula, (che utilizzo al cambio pannolino di Virginia) che funziona e mi fa completamente guarire e per Virginia mi viene consigliato l’allattamento con sondino. In pratica essendo molto sonnolenta a causa della debolezza dovuta al calo di peso avuto, fatica a svegliarsi ed io ogni ora più o meno devo tirarmi il latte con il tiralatte e proporglielo con il sondino attaccato ad una siringa senza ago nella quale avrò aspirato il latte tiratomi: se la mia piccola non si sveglia, devo provvedere io stessa a stuzzicarla in modo da svegliarla ed alimentarla sia di giorno che di notte. Passo intere giornate e qualche notte a tirarmi il latte e il tiralatte è per me ormai diventato un incubo ma mi faccio forza per il bene della mia bambina che alimentata in questo modo piano piano recupera un po’ di peso. Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, Virginia è pronta per salutare definitivamente la sua placenta e il suo moncone ombelicale si stacca da lei sancendo completamente la sua venuta al mondo. La mattina seguente prendiamo la placenta e la osserviamo, è ormai un disco secco che ha dato tutto quello che poteva ed il cordone collegato è un rametto sottile e secco; provvediamo a porla in un sacchetto per congelare alimenti e la mettiamo in freezer. Nel frattempo prendo anche integratori per il latte e dopo circa 5 giorni dalla nascita della mia bambina ho la montata lattea. I primi giorni, secondo le ostetriche, il fatto che la mia piccola sia stata attaccata alla placenta l’ha aiutata ad affrontare meglio il calo di peso avuto e finalmente dopo quasi una settimana raggiunge in pieno il peso che aveva alla nascita. Dopo un’altra settimana per mia grande gioia posso finalmente dire addio al tiralatte ed al sondino perché mia figlia rimessasi in forze comincerà a succhiare beatamente dal mio seno aiutandomi ad aumentare sempre di più la produzione di latte. Quando tutti i problemi sembrano risolti le ostetriche diradano sempre più le loro visite fino a considerare terminato il loro lavoro dopo quasi un mese dalla nascita di Virginia e precisamente il 21 gennaio 2011. Ora stiamo entrambe benissimo e finalmente dopo il decollo definitivo dell’allattamento, stiamo godendo entrambe l’una dell’altra; fin dall’inizio le critiche non sono mancate… si è cominciato con il parto in casa per poi proseguire sull’allattamento a richiesta, il coosleeping e terminare con il portare sempre addosso la mia piccola. Inizialmente mi sono sentita ferita per queste affermazioni non richieste ma un suggerimento datomi da mio marito mi ha aiutata moltissimo… quando cominciano ad attaccarmi basta che gli rispondo che io ho studiato e mi sono informata per un anno intero ed è scientificamente provato che ciò che sto facendo non può che fare del bene, tanto che i migliori medici lo consigliano… ed ecco che magicamente alla parola “medici” la gente si ammutolisce, con mia grande soddisfazione!!! Non posso che concludere questo lunghissimo racconto, ringraziando il forum di parto naturale che mi ha aperto davanti agli occhi le porte di un mondo che neanche conoscevo.

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Racconti di parto

Pomeriggio del 22 Agosto, faccio un paio d'ore di sonno, dovrei
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[...]Ora, a distanza di qualche tempo, ripensando a quanto quest’esperienza di parto sia stata per me bella, intensa e gratificante, penso sia importante far sapere a tutte le donne che il parto naturale dopo cesareo è una possibilità reale, a condizione di credere in se stesse e di farsi assistere da persone che ci credano a loro volta, e che più in generale esiste un’alternativa al parto medicalizzato.[...]

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Ho faticato a finire questo racconto che in teoria avrebbe dovuto essere breve e semplice.

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[...] Ora che sono a letto voglio il mio bambino: è splendido! Lo guardo, tocco, annuso...è perfetto, piccolo e magro, ma perfetto!
Mi sento invasa da una gioia immensa!
Paolo è con me, mi bacia e abbraccia, sei stata bravissima mi dice: lo guardo negli occhi e capisco che è orgoglioso di me.

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Ed eccomi qui a raccontarvi della nascita della mia Virginia, sarà un racconto molto lungo perciò vi consiglio di mettervi comode con una bella tazza di caffè…

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[...]Mi portano in sala operatoria e mi fanno la spinale, tra l'altro l'anestesista che non era lo stesso che mi aveva rifiutato l'epidurale si lamenta del fatto che non stavo ferma.. ma chi ci riusciva con contrazioni così forti e così ravvicinate?? Finalmente riescono a farmi l'anestesia e dopo 10 minuti di ravanamento sento un UEE e il mio piccolo Lorenzo viene alla luce. Guardo l'orologio sono le 5.20. Lo lavano e me lo mettono vicino per un momento dicendo saluta la mamma e poi lo portano fuori da mio marito.

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[...]Io sono in estasi con mia figlia in braccio e mio marito vicino e riesco solo a pensare che è stato una meraviglia

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Eccomi qui, con lo stomaco stretto di emozione e le lacrime che premono per uscire: per la prima volta inizio a scrivere il nostro cesareo..

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[...] Che liberazione, che sollievo, che meraviglia! E di colpo fine di tutti i dolori immensi provati fino a quel momento!
Eccola la mia cucciolina… sta benissimo, apgar 10, tutta bagnata me la posano sulla pancia, facendomi alzare e sedere (finalmente fa la sua funzione) sullo sgabello olandese.

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So che la lunga "preparazione" a questo parto è cominciata il giorno del compleanno di Eleonora, il 21 aprile: le prime 2 contrazioni dolorose, di schiena... a partire da quel momento è stata una danza continua, un avvicendarsi di alti e bassi, di sbalzi di umore, ansie, incertezze e impazienza.

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[...] Dal mio “diario” personale – maggio 2006:
“Non so che giorno è… ormai è maggio e domani sono 2 settimane che è nata Eleonora (era il 21 aprile).

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[...]La finestra è illuminata dalla luce della luna piena e io mi metto con la schiena rivolta alla luna e sono carponi ora.
Incominicio a parlare con la mia bambina, sento che non posso andare avanti molto, le forze si stanno esaurendo, sono stanca e voglio averla tra le braccia…

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La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa…
Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino…

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[...] Quando finalmente esce tutto il resto del corpo, la liberazione è totale, il piccolo atterra dolcemente sul fondo della piscinetta, ma solo per un secondo, perché subito lo prendo con le mie mani, il momento che ho sempre sognato di questo parto, che ho sempre desiderato, e che finalmente si avvera... Lo tiro su, è nato, è nato! Ancora non ci credo, lo abbraccio e guardo... “È una femmina, è Maia!”

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Ricordo il mio parto come si ricorda un sogno, immerso in un'atmosfera magica e unica, difficile da descrivere e da raccontare. Adesso che la nostra piccola Vera è qui con noi, e che ha quasi due mesi, ripenso spesso a quella notte speciale, e ho quasi nostalgia di quei momenti!

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Articoli

Una mamma chiede:

Mi piacerebbe capire come mai spesso le ostetriche dicono quando spingere, cioè danno istruzioni. Qual è il motivo per il quale non si favorisce la spinta volontaria?

 

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CHE SIGNIFICATO POSSONO AVERE LE PERDITE EMATICHE IN TRAVAGLIO? 

 

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Innanzi tutto, occorre informarsi su tutte le opzioni disponibili per il parto, poiché esistono modi diversi di prendersi cura di madre e bambino durante il travaglio e il parto. Le attenzioni migliori per mamme e bimbi vengono definite “Mother friendly (amiche della mamma)”.

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